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INDAGINI TRIBUTARIE NEI PROCEDIMENTI DI SEPARAZIONE CONIUGI

 

Le indagini di polizia tributaria (in questo organo ausiliario del giudice con ampi poteri di indagine Trib. Salerno, 15 febbraio 2011; Trib. Reggio Emilia, 27 marzo 2006) non sono l’unico mezzo di prova e il giudice potrà sempre ordinare l’esibizione di documenti, delle buste paga, delle dichiarazioni dei redditi delle parti, degli estratti conto e potrà anche affidare ad un commercialista una consulenza contabile.

In ordine al mantenimento dei figli, una disposizione generale è contenuta nel primo comma dell’articolo 337 octies del codice civile – nel testo modificato dalla riforma sulla filiazione del 2012 - (intitolato “poteri del giudice e ascolto del minore”) che chiude il capo II (“esercizio della responsabilità genitoriale a seguito di separazione, scioglimento, cessazione degli effetti civili, annullamento, nullità del matrimonio, ovvero all’esito di procedimenti relativi ai figli nati fuori dal matrimonio”) del titolo IX (“della responsabilità genitoriale e dei diritti e doveri del figlio”) del primo libro del codice civile. La norma (che riproduce, per quanto attiene ai poteri del giudice in questi procedimenti, il previgente articolo 155-sexies del codice civile) prevede che “prima dell’emanazione, anche in via provvisoria, dei provvedimenti di cui all’articolo 337-ter, il giudice può assumere, ad istanza di parte o d’ufficio, mezzi di prova.

Il potere in questione è richiamato espressamente nell’ultimo comma dell’art. 337-ter del codice civile (già articolo 155 codice civile) in cui si prevede che “ove le informazioni di carattere economico fornite dai genitori non risultino sufficientemente documentate, il giudice dispone un accertamento della polizia tributaria sui redditi e sui beni oggetto della contestazione, anche se intestati a soggetti diversi”.

Il potere di indagine è previsto dalla normativa sul divorzio e la giurisprudenza ha esteso la disciplina al processo di separazione (Cass. civ. Sez. I, 17 giugno 2009, n. 14081 e Cass. civ. sez. I , 17 maggio 2005, n. 10344Trib. Catania, 19 luglio 1988Trib. Bari, 3 maggio 1988), dove si è statuito che “anche in materia di separazione dei coniugi deve ritenersi applicabile in via analogica la norma dell’articolo 5, comma 9, della legge n. 898/70, come modificato dall’articolo 10 della legge n. 74/87”. L’articolo 5 comma 9 della legge sul prevede, appunto, che “I coniugi devono presentare all’udienza di comparizione avanti al presidente del tribunale la dichiarazione personale dei redditi e ogni altra documentazione relativa ai loro redditi e al loro patrimonio personale e comune. In caso di contestazioni il tribunale dispone indagini sui redditi, sui patrimoni e sull’effettivo tenere di vita, valendosi, se del caso, anche della polizia tributaria”. Il potere di disporre indagini di polizia tributaria è esercitabile anche in presenza della documentazione fiscale prevista dalla legge dal momento che “le dichiarazioni dei redditi svolgono una funzione tipicamente fiscale e, in una controversia concernente l'attribuzione o la quantificazione dell'assegno di mantenimento, non rivestono valore vincolante per il giudice, il quale, nel suo apprezzamento discrezionale, ben può disattenderle, fondando il suo convincimento su altre risultanze probatorie” (Cass. civ. Sez. I, 31 maggio 2007, n. 12763).

Il potere di disporre indagini tributarie può essere esercitato dal giudice, anche d'ufficioa, in vista dell’adozione di provvedimenti economici concernenti sia i figli che i coniugi (Cass. civ. Sez. I, 24 aprile 2007, n. 9915) con l’avvertenza, tuttavia, che ai fini dell’adozione di provvedimenti economici riguardanti i coniugi, questo potere può essere esercitato – su istanza di parte o in via ufficiosa – solo “in caso di contestazioni” da parte di un coniuge della documentazione sui redditi e sul patrimonio prodotta dall’altro coniuge.

 

 

Capire meglio le distanze legali

La Corte di Cassazione, Sez. II Civile, con l'Ordinanza n. 12203 del 14 aprile 2022 ha chiarito che, ai fini dell'osservanza delle distanze legali, mentre non può essere considerato come costruzione il muro che, nel caso di dislivello naturale, oltre a delimitare il fondo assolve anche alla funzione di sostegno e contenimento del declivio naturale per evitare smottamenti o frane, nel caso di dislivello di origine artificiale, deve essere considerato costruzione in senso tecnico-giuridico, ai fini della normativa sulle distanze legali, il muro di fabbrica che assolve in modo permanente e definitivo anche alla funzione di contenimento del terrapieno creato dall'opera dell'uomo, o che questa abbia pure soltanto accentuato rispetto a quello già esistente per la natura dei luoghi.
E' sufficiente che l'andamento altimetrico del piano di campagna, originariamente livellato sul confine tra due fondi, sia stato artificialmente modificato per opera dell'uomo per far ritenere che il muro di cinta abbia la funzione di contenere il terrapieno creato "ex novo" con l'apporto di terra e pietrame e vada, per l'effetto, equiparato a un muro di fabbrica, come tale assoggettato al rispetto delle distanze legali tra costruzioni.

In tema di distanze legali esiste, ai sensi dell'art. 873 c.c., una nozione unica di costruzione, consistente in qualsiasi opera non completamente interrata avente i caratteri della solidità, stabilità ed immobilizzazione al suolo, indipendentemente dalla tecnica costruttiva adoperata, anche se realizzata mediante appoggio o incorporazione o collegamento fisso ad un corpo di fabbrica contestualmente realizzato o preesistente, e ciò indipendentemente dal livello di posa ed elevazione dell'opera stessa. I regolamenti comunali, pertanto, essendo norme secondarie, non possono modificare tale nozione codicistica, sia pure al limitato fine del computo delle distanze legali, poiché il rinvio contenuto nella seconda parte dell'art. 873 c.c. ai regolamenti locali è circoscritto alla sola facoltà di stabilire una distanza maggiore.
Né, dunque, ai fini dell'osservanza delle norme in materia di distanze legali stabilite dagli artt. 873 e seguenti c.c., la nozione di costruzione può identificarsi con quella di edificio.

DIRITTO DEL LAVORO - IL DIPENDENTE BANCARIO E IL MOBBING

 

La Corte di Cassazione, sez. Lavoro, con sentenza n. 32381 dell'11 dicembre 2019, ha precisato alcuni interessanti profili in tema di mobbing con riferimento specifico a una fattispecie riguardante un dipendente bancario.

Di seguito alcuni passi salienti della motivazione:

 

"(omissis)..... la Corte d’Appello, invertendo illegittimamente l’onere probatorio e pretermettendo dal suo ragionamento tutte le prove documentali riprodotte con il ricorso, aveva violato non solo la previsione di cui al cit. art. 2697, comma 2, ma anche gli artt. 115 e 116 c.c..

D’altro canto, la Corte di merito non aveva considerato che, pur a voler escludere il carattere vessatorio di ogni altro comportamento di parte datoriale, verso cui il C. aveva espresso le sue doglianze, sei mesi continuativi di trasferte imposte in località lontane dalla sede di lavoro ad un genitore con a carico un figlio affetto da sindrome down in vista della fusione per incorporazione con Banca XY erano certamente tali da concretizzare l’attacco ripetuto, continuato, sistematico e duraturo richiesto da Cass. 6 marzo 2006 n. 4774 e 17 febbraio 2009 n. 3785, per poter configurare il mobbing lesivo, ai sensi e per gli effetti dell’art. 2087 c.c., della salute del dipendente. Tale lesività nella specie risultava ampiamente documentata, come da prodotta certificazione medica.

Il nesso di causalità tra la malattia e lo sballottamento reiterato con trasferte e missioni, nonché con sottrazione, per i necessari tempi di aumentata percorrenza, di parte del tempo da dedicare al figlio ammalato, era desumibile da un’ammissione della resistente e da conseguente semplice presunzione ex art. 2727 c.c..

Infatti, nella memoria di costituzione in appello della Banca Z a pagina 6 era stata richiamata e riportata, integralmente, la memoria di costituzione in primo grado della Banca XY, in cui espressamente vi era stata menzione della grave malattia del figlio del C. . La presunzione, poi, ex art. 2727 c.c., era data dalla ragionevole conseguenza che un padre parzialmente deprivato del proprio diritto all’assistenza del figlio malato venga a subire una grave sofferenza psicofisica, che inevitabilmente sfoci in danno biologico, ampiamente documentato e ribadito nei precedenti gradi del giudizio.

Peraltro, l’appellante aveva anche chiesto puntuale visita medico legale, che accertasse i danni subiti e il nesso di causalità degli stessi con gli illegittimi comportamenti della Banca datrice di lavoro."

 

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